Il silenzio si fece affilato come una lama di ghiaccio sottile, mentre la moglie di Thomas sentiva il sangue battere alle tempie. Il suo sorriso di prima, quel velo di grazia e di comprensione, stava mutando in un freddo bruciore, in una cupa costrizione. “Prendiamo un caffè,” disse lei, e la voce era un comando gelato, mentre trascinava quel terzetto verso un tavolino defilato.
Si sedettero nel fumo e nel rumore di una caffetteria scura, e lì, sotto la luce gialla, la realtà divenne una tortura. La moglie studiava Katya, ogni sua ruga, ogni stanco lineamento, cercando di capire dove fosse nascosto quel maledetto incantesimo. Guardava quelle mani straniere, segnate dal lavoro e dal gelo, e provava una stizza improvvisa che le oscurava il cielo. “Allora è lei,” pensò, e un moto di rabbia le morse il respiro, “la donna che abita i suoi sogni, il suo segreto sospiro.”
Thomas non parlava, era un uomo che aveva smarrito il presente, i suoi occhi erano inchiodati a Katya, totalmente, follemente. Non vedeva la tazzina, non sentiva l’odore forte del tostato, era tornato in quella trincea, in quel letto di fango e peccato. Ogni suo sguardo era una carezza che non poteva più dare, un’adorazione muta che la moglie non riusciva a sopportare. “Thomas, il tuo caffè si fredda,” sibilò lei con un tono tagliente, ma lui non si mosse, come se lei non fosse affatto presente.
Katya teneva la borsa in grembo, le nocche bianche per la stretta, sentiva su di sé quell’odio sottile, quella silenziosa vendetta. Si sentiva un’intrusa, un fantasma che aveva rotto un equilibrio, mentre il cuore di Thomas le gridava un amore che era un delirio.
“Io non volevo…” sussurrò Katya, con gli occhi bassi e umiliati, ma la moglie la interruppe con i sensi tutti risvegliati: “Cosa non volevi? Tornare dall’inferno e riprenderti il mio uomo? Vederlo tremare così, come se io non fossi altro che un suono?” La malinconia si mescolava al veleno in quel piccolo spazio, mentre Thomas, tra le due, viveva il suo dolcissimo supplizio. Lui guardava Katya e vedeva la vita che gli era stata rubata, la moglie guardava lui e vedeva una casa ormai naufragata.
La passione di un tempo bruciava ancora tra quei due reduci, una fiamma che rendeva gli anni di matrimonio opachi e reduci. “Guardami, Thomas!” avrebbe voluto gridare la sposa tradita, mentre lui cercava in Katya il senso di un’intera ferita. L’imbarazzo era un muro di nebbia che nessuno sapeva varcare, mentre il destino, beffardo, restava alla porta a guardare.


Rispondi