Il fumo dei camini russi è un ricordo sbiadito, ma il gelo di quegli addii non se n’era mai andato, New York oggi ha il colore del bronzo e del vetro, e un vento di porto che non guarda mai indietro.
Lui cammina nel sole, la mano in quella della sposa, una vita tranquilla, una casa, ogni cosa al suo posto, finché l’aria si ferma e il tempo si spezza in un istante, tra la folla di Broadway appare un’ombra distante.
Lei è lì, ferma al bordo del marciapiede, con una borsa stretta al petto e il cuore che non crede, venuta dal mare per un lavoro, per ricominciare, portata da un destino che non sa dimenticare. I suoi occhi sono gli stessi, laghi di neve e di pianto, fissano l’uomo che amò e che le stette accanto, mentre lui resta una statua di sale, impietrito, col respiro sospeso in un tempo infinito.
Non sono passati anni, ma ere di dolore, eppure il sangue riconosce il primo fragore, sotto lo sguardo della moglie che osserva quel momento, vedendo il marito perdersi in un vecchio tormento. Non prova rabbia, ma una dolce intuizione, un sorriso accennato nato dalla compassione, capendo che quel silenzio che toglie la parola è un debito antico che la vita finalmente consola.
“Sei tu”, dicono gli occhi di lei, neri di lutto e di sale, “Sei qui”, risponde il cuore di lui in un moto viscerale, lei vedova ora, libera da un legame mai scelto, lui radicato in un presente che l’ha accolto e protetto.
Si guardano come fantasmi tornati carne, con troppe parole e nessuna forza per farne, mentre il passato urla forte tra i grattacieli, sotto il cielo d’America che ignora i loro segreti fedeli. Il destino li ha spinti l’uno contro l’altra, per dono o capriccio, sciogliendo della guerra ogni vecchio pasticcio, restano lì fermi, mentre la folla scorre veloce, due naufraghi che hanno ritrovato la loro vera voce.


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