🫖La tajine marocchina🫖

«Driss, è l’ora di celebrare il giorno che finisce», sussurra, accarezzando la pentola di terracotta che diventerà il cuore della loro cena. Il primo passo è la marinatura, il segreto per infondere l’anima marocchina: prendono dei pezzi di pollo – ma potrebbe essere agnello o manzo – e li massaggiano con un impasto magico. In un mortaio di pietra pestano senza fretta lo zenzero fresco, una generosa quantità di curcuma per il colore del sole, qualche filo di prezioso zafferano messo in infusione in acqua tiepida, abbondante cumino, un pizzico di pepe nero, e il tocco finale di un mazzetto di coriandolo e prezzemolo tritati finemente; il tutto legato con una spruzzata di olio d’oliva e il succo aspro di mezzo limone e qualche pezzetto della sua buccia candita (il famoso limone confit). Dopo un riposo che sa di promessa, Driss, seguendo le istruzioni della nonna, unge la base della tajine e vi dispone uno strato di cipolle tagliate a rondelle, come un letto profumato. Sopra, con cura quasi sacrale, adagia i pezzi di carne marinata, e tutt’intorno, come un mosaico di terra, aggiunge le verdure che l’orto offre, magari carote e patate, ma per la versione più dolce, optano per le prugne secche e le albicocche che doneranno un contrasto agrodolce inebriante. Un piccolo mestolo del brodo profumato e lo zafferano viene versato sul tutto, e infine, il coperchio conico viene posizionato, sigillando i sogni e gli aromi.

La tajine non si cucina, si medita: il fuoco deve essere dolcissimo, lento, come il respiro del deserto, e per un’ora o più il vapore si condensa sul cono e ricade sugli ingredienti, ammorbidendo la carne, caramellando i frutti e fondendo ogni spezia in un unico, inebriante sapore. Mentre la magia si compie, nonna Fatima e Driss si godono il crepuscolo sorseggiando tè alla menta, un altro simbolo di ospitalità e convivialità, sapendo che non stanno solo cucinando, ma onorando una tradizione millenaria. Quando il coperchio viene finalmente sollevato, è una nuvola di profumo che avvolge la terrazza: il giallo intenso della curcuma e dello zafferano brilla, le prugne sono gonfie di sughetto, e la carne si scioglie al tocco. La tajine è servita al centro del tavolo basso, senza essere trasferita, e tutti attingono con il pane (khobz) direttamente dal piatto comune, condividendo non solo il cibo, ma la storia, i profumi e l’ospitalità in un momento di pura e semplice comunione marocchina.

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«Driss, hadi weqt bash nehtaflo b nhar li kaytqada», tṣawwat l’mra, katleṭṭef ṭ-ṭajine dyal ṭ-ṭerreṣ li ghadi ywelli l-qalb dyal ‘ashahom. L-khatwa l-lowla hiya t-sharmil, s-sirr bach ndīrū r-rūḥ l-maghribiyya: kayakhdū ṭrūfa dyal d-djāj – walākin ymken ykūn l-ḥmel wella l-begri – w kaymassiw-hom b waḥed sh-sharmūla sāḥira.

F waḥed l-mahrez dyal l-ḥjer kaydeggu b lāshghāl s-skinjbīr ṭ-ṭri, miqdar kbīr dyal l-khrqūm bach yjib l-lūn dyal sh-shemmsh, shi khyūṭ dyal z-zaʿfrān ghāli dayrīn f mā dāfi, l-kammūn b-z-zayd, qbīṣa dyal l-bzar, w l-qiyās l-lkhīr huwa waḥed r-rbīṭa dyal l-qṣber w l-maʿadnūs mqṭṭʿīn rqīq; kull-shi mṣfī b rshshāsha dyal zīt z-zītūn w l-mā dyal nṣṣ līmūna ḥamḍa w shi ṭrīfāt dyal l-qašra dyal-ha l-mḥlūwa (l-līmūn mṣīr l-mashhūr).

Bʿd mā kayrteyyḥu waḥed r-rāḥa kathaḍra ʿlā waʿd, Driss, kaytbāʿ ṭ-ṭarīqa dyal j-jedda, kaydehen l-qāʿ dyal ṭ-ṭajine w kayḥeṭṭ fīh ṭabaqa dyal l-beṣla mgheṭṭʿa dwāyer, bḥāl shi frāshat mʿeṭṭra. Fūq, b-ḥḏra mtbārka, kayḥeṭṭ ṭrūfa dyal l-lḥem l-mshrmel, w dayr bīh, bḥāl shi fṣīfsā’ dyal l-arḍ, kayzīd l-khḍra li ʿṭat l-jenna, yemken khīzzū w baṭāṭa, walākin l-lī ghayt-kūn ḥlū ktar, kaykhṭārū l-bīrqūq yābess w l-mshmāš li ghayʿṭīw waḥed l-iʿtidāl dyal l-ḥamḍ w l-ḥlāwa mshbūb.

Mghrafa ṣghīra dyal l-mrqa l-mʿeṭṭra w z-zaʿfrān katssebb fūq kull-shi, w f l-lkhīr, l-ghṭa l-mkharrṭ kaytḥeṭṭ, kaysejjlū l-aḥlām w r-rwāyeḥ.

Ṭ-ṭajine mā kaytṭībsh, kayt-tʾemmel: l-ʿafya khasṣ-ha tkūn ḥlūwa b-z-zāf, bṭīya, bḥāl n-nfass dyal ṣ-ṣḥrā, w l-waḥed s-sāʿa wella ktar, l-bukhār kaytkātef ʿla l-kharrūb w kayerjeʿ ʿla l-māwād, kayrṭṭeb l-lḥem, kaykarāmel l-fawākih w kaydūwweb kull ʿaṭriyya f wāḥed l-bnna wāḥda, katskr.

Mā dām s-siḥr kaytqamem, j-jedda Fatima w Driss kaystmetʿū b gh-grūb sh-shemmsh kayšerbū atāy b n-nʿnāʿ, remz ākher dyal ḍ-ḍyāfa w l-mujamala, ʿarfin b-annhom mā ghīr kayṭībū, walākin kayšerrfū taqlīd qdīm dyal l-ālāf s-snīn.

Māli kayt-thayyed l-ghṭa f l-lkhīr, hiya n-nūba dyal r-rīḥa li katġaṭṭi sh-sharrj: l-ṣ-ṣfūrīya l-qāṣḥa dyal l-khrqūm w z-zaʿfrān katshelshel, l-bīrqūq mnfūkh b l-mrqa, w l-lḥem kaydūb b l-qiyās. Ṭ-Ṭajine kaytḥeṭṭ f wāsṭ l-mīda l-qaṣīra, mā kaytkhewwelsh, w kull-shi kayākul b l-khobz (khobz) mdīrekt mn ṭ-ṭebsīl l-mushtarak, kaytshārkū mā ghīr l-mākla, walākin l-qṣṣa, r-rwāyeḥ w ḍ-ḍyāfa f waḥed l-laḥḍa dyal sh-shrāka maghribiyya ṣāfya w bsīṭa.

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4 responses to “🫖La tajine marocchina🫖”

  1. Avatar Vincenza63

    Che nostalgia <3

  2. Avatar gattapazza

    Descritto così bene che sembra di sentire i profumi.🌹

  3. Avatar Ravine Thomas

    La meilleure des cuisines conviviales (avec le couscous 🤗). Tu m’as donné envie !🙂

  4. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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