Non conosco il mio nome Parte V

Il tocco è una scintilla che incendia il buio, ma non è luce quella che divampa, è terrore puro. Le mie dita sulla guancia di Giada si gelano, mentre la mente, come uno specchio infranto, ricompone un pezzo di vetro tagliente.

Vedo le mani di quell’uomo. Non sono dolci. Non sono quelle che ora stringono la mia con finta pietà. Vedo quelle stesse dita farsi artigli, strette intorno alla mia gola, un collare di ferro e odio. Manca l’aria. Il soffitto girava, il mondo diventava nero, mentre il mio respiro moriva sotto la pressione dei suoi pollici. Non era amore, era una morsa che voleva cancellarmi.

L’immagine esplode nel mio cranio, un urlo silenzioso. Lui è il mostro che si traveste da salvatore. Lui è la ragione del mio vuoto, della mia carne violata.

Guardo Nicola, ma non vedo più il marito. Vedo il carnefice dietro la maschera di tenerezza. Un brivido elettrico mi percorre la schiena, mentre un istinto primordiale, più antico della memoria, mi spinge a fare l’unica cosa che conta.

Stringo Giada a me, con una forza che mi spezza le braccia, la proteggo col mio corpo, scudo di carne contro il lupo. La piccola sussulta, ma io non la lascio, è mia, è la mia vita, e lui è l’ombra che vuole spegnerla.

Fisso i suoi occhi, ora vitrei, ora nemici. La mia voce non è più un soffio, è una lama che taglia l’aria: «Perché sono qua?»

Glielo chiedo col cuore che batte contro le costole come un tamburo di guerra. «Perché sono in questo letto? Cosa mi hai fatto?» Il braccialetto che stringo ora è un’arma, un talismano, mentre il bianco della stanza diventa la cella di un interrogatorio e il suo silenzio, ora, mi fa più paura della morte.

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One response to “Non conosco il mio nome Parte V”

  1. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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