Oltre il confine del gelo Parte VIII

Il sole tagliò la stanza come una lama di luce polverosa, mentre il peso della notte si faceva pietra sul petto di Thomas. Lei si svegliò, stirandosi tra le lenzuola che sapevano di sconfitta, e cercò il suo sguardo, ignara. Lui non aspettò il caffè, non aspettò che il silenzio diventasse muro, si sedette ai piedi del letto, con un volto che pareva marmo scuro.

“Non posso più farlo,” disse, e la voce era un soffio di verità rara, “non posso fingere che questa vita non sia per me una cosa amara.” Lei si sollevò, i capelli scompigliati, il cuore già in allarme, mentre lui parlava senza scudi, senza più voler deporre le armi. “Katya non è un fantasma, è il sangue che mi batte nelle vene, l’ho amata sotto le bombe e la amo ancora, tra queste catene. Ti ho dato il mio nome, il mio onore, la mia presenza devota, ma dentro di me, da anni, la stanza è sempre rimasta vuota.”

La moglie restò immobile, colpita da quella sincerità brutale, sentendo ogni parola come un solco, come un taglio verticale. “È per lei che ieri sei diventato cenere?” chiese con voce ferma, mentre Thomas annuiva, lasciando che la verità si facesse conferma. “Ti chiedo perdono per la vergogna, per questo patto tradito, ma restare sarebbe un peccato più grande, un amore proibito.” Si alzò senza guardare il pianto che iniziava a rigarle il viso, perché l’onestà a volte è un atto crudele, un addio senza sorriso.

Afferrò il cappotto, l’aria della stanza era diventata irrespirabile, e uscì di casa, lasciando dietro di sé un mondo ormai invisibile. Si immerse nel gelo del mattino, tra i fumi dei tombini e i rumori, col cuore che galoppava verso un quartiere di poveri e di dolori. Ricordava l’accento di Katya, il nome della ditta sulla borsa, e iniziò a camminare veloce, che divenne presto una corsa.

Cercava tra le insegne di mattoni rossi, tra i vicoli di Lower East Side, dove la vita degli immigrati scorre lenta, tra sogni e vecchie sfide. Ogni volto stanco gli sembrava il suo, ogni scialle nero un segnale, mentre la speranza bruciava dentro come un fuoco viscerale. “Katya!” gridava il suo pensiero a ogni angolo, a ogni portone, guidato solo dall’istinto, da una cieca e folle direzione.

Sapeva che era lì, in qualche ufficio di sarti o tra i banchi del mercato, a rammendare la sua vita col filo spezzato del loro passato.

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6 responses to “Oltre il confine del gelo Parte VIII”

  1. Avatar Eterea

    Credi a me una donna deve saper leggere tutto dell’anima, dei gesti, degli sguardi del proprio uomo. È il concetto secondo me di esaltare una donna all’essere supremo di sensualità e dolcezza, chi guarda negli occhi il proprio uomo nell’intimità percepisce un mondo

  2. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Non ci crederò mai.
    Credi a me.

  3. Avatar Eterea

    L’uomo sa essere più profondo della donna nei sentimenti e nell’eros

  4. Avatar Eterea

    🙏

  5. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Tanti sguardi di lui in questi giorni.

  6. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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