Cenerentola 2.0 Parte II

Sono qui, ma ogni fibra urla altrove. Il bicchiere è caduto, non lo sento. Il club è un rumore sordo, una vibrazione stupida che non ha il ritmo del valzer. Mi guardo le mani, le mani che hanno cinto il suo frac, le mani che hanno toccato la sua pelle ardente. Sono vuote. Sono mie, ma hanno la memoria di Lui.

Dove sei? Dove ti ho lasciato? Un secolo fa, due minuti fa? Corro. Scavalco i corpi inerti e sudati del club, la mia gola è secca, brucia il suo nome che non conosco. Il whisky non mi ha ubriacata, ma il suo bacio sì.

Fuori, l’aria notturna mi schiaffeggia, fredda. Devo tornare. Devo. Devo sentire ancora la pressione del suo abbraccio. Chiudo gli occhi con forza, così forte da vedere lampi rossi, cercando il punto esatto, la curva esatta del taxi, il sonno che ha strappato il velo tra le epoche.

Cosa serve? Il mio desiderio deve essere l’unica chiave. Mi ributto nel sedile sporco del primo taxi che trovo, sento ancora l’odore di colonia antica sulla mia nuca. Forse un indizio? Un frammento?

Fisso il vetro. Lo schermo luminoso del telefono è inutile, cerco un punto, un angolo, una stanchezza che mi faccia cedere. Voglio l’oblio che porta a Lui. «Addormentami, addormentami di nuovo!» urlo al tassista, che mi guarda dallo specchietto, confuso e spaventato.

Appoggio la testa. Il vetro vibra, lo stesso ronzio meccanico. Cerco la resa, l’abbandono. Chiudo gli occhi. Prego. Ti prego, tempo, strappami via! Voglio sentire l’armatura del suo abbraccio, il pericolo dei suoi occhi. La sua eleganza era un’arma, e io sono disarmata. Voglio la stoffa pesante, non il denim. Voglio la molletta di madreperla—è l’unica cosa che mi manca, un segno che non è stata una follia.

Passa un minuto. Due. Tre. Niente. Solo il rumore crudele di clacson moderni. Sono intrappolata. Intrappolata nel mio tempo.

La disperazione mi morde la bocca in un gemito strozzato. Non posso più ballare con lui. Non posso più baciarlo. La sua assenza è un taglio vivo, un dolore fisico. Lui è la mia droga, l’erotismo che mi ha svegliata davvero. Il mio corpo si contorce sul sedile, voglio la sua mano che mi cerca sotto il tessuto, la sua audacia che mi rubava il respiro.

Piango. Lacrime calde che scorrono sul vetro freddo del taxi. Non per amore, ma per voglia disperata. Voglio quel rischio che si sente quando un uomo ti tocca per la prima volta, ma con la forza di cento anni di attesa. Lui mi ha dato la passione vera, quella che fa tremare l’anima. E ora mi ha lasciata qui, con un vuoto di velluto e promesse non mantenute.

Scendo dal taxi. Non so dove sono. Non importa. Alzo lo sguardo verso il cielo nero, cerco una stella complice. E poi lo vedo. Un lampo. Nel riflesso di una vetrina buia, tra i miei capelli sciolti, vedo un punto bianco. Non è la luce del neon.

Mi tocco la nuca. Sotto la cascata di capelli neri del 2025… Sento la pressione fredda, liscia. Non so come, non so quando. Ma è lì.

La molletta di madreperla.

L’ho portata con me. Un frammento del suo tempo. Un pegno di quel ballo, di quel bacio, di quella notte proibita. La stringo nel pugno, il cuore batte a mille, un tamburo di speranza. Lui è stato reale. Il Teatro era reale. La passione era reale. Ho la sua prova. E la chiave.

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6 responses to “Cenerentola 2.0 Parte II”

  1. Avatar Eterea

    🙏❤️

  2. Avatar Eterea

    🤍

  3. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Come la prima volta ma con cento anni di attesa…
    Descrivi perfettamente certi attimi

  4. Avatar M. D. Álvarez

    🥰🥰🥰🥰🥰🥰

  5. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

  6. Avatar almerighi

    Buona Pasqua

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