L’ho stretto, quel fragile arco di madreperla, un fantasma freddo nella mia mano calda. È l’unica prova che la mia pelle non ha mentito, l’unica traccia di quel velluto, quel bacio, quel fuoco di cent’anni. Lo porto alle labbra, chiudo gli occhi, un gemito muto, chiedo al silenzio di quella notte di riportarmi. Voglio il suo respiro sul mio collo, la sua mano forte che mi piega alla sua volontà.

Cammino. Senza meta. Il marciapiede è liscio e crudele. La molletta è un talismano, un pulsare tra le mie dita. Sono disperata, una cacciatrice di fantasmi erotici, il mio corpo è in astinenza dalla sua vicinanza proibita.

E poi, l’impatto. Uno scontro violento, inaspettato. Un corpo caldo, solido, si abbatte sul mio. Un profumo di moderno, ma con una nota oscura, una familiarità che mi fa vibrare fin nelle ossa.

«Scusi. Non l’ho vista,» dice la voce. Una voce bassa, profonda, un vibrato… Il mio respiro si blocca nel petto. Alzo gli occhi, lentamente, terrorizzata e supplicante.

Non ha il frac. È vestito di nero, un look semplice e forte, la moderna armatura di un tempo veloce. Ma i capelli… neri, lucidissimi. E gli occhi… Gli occhi. Quelli. Senza fondo. Scuro carbone.

Sono i suoi.

Il mio sangue ruggisce nelle vene, la disperazione si dissolve. È Lui. Lo vedo, ma non lo credo. Qui? Ora? Il mio cuore impazzito batte il ritmo frenetico del club.

«Tu…» sussurro, il suono è un filo d’aria rotto. La mano che teneva la molletta trema, si apre. La madreperla cade e rotola sul marciapiede, muta, insignificante.

Lui mi fissa. C’è un lampo di riconoscimento nei suoi occhi, un’ombra di qualcosa di antico, di un ballo non finito. Un sorriso lento e predatorio si disegna sulle sue labbra perfette.

«Ti ho cercata,» non è una domanda, è una dichiarazione bruciante. La sua mano, la stessa mano che mi ha cinto in un valzer proibito, si alza, non per prendere la mia, ma per toccare il mio collo, proprio dove la molletta mi aveva tenuto prigioniera del tempo.

Mi accarezza la pelle nuda, con una lentezza disarmante, una promessa di ciò che verrà, di ciò che deve essere. La sensualità esplode tra noi, più violenta che mai. Non c’è più bisogno di un taxi per viaggiare tra i secoli. Il tempo non ha importanza. L’unica realtà è questa chimica fisica, la fame che ci lega.

Mi attira a sé, un gesto brusco, non chiede il permesso. Siamo vicini. Sento l’odore di lui, non più colonia, ma pelle e desiderio. I nostri corpi si toccano, due pezzi di un puzzle erotico che si ritrovano. La distanza di cento anni si annulla in questa stretta.

«Stasera non andrai in nessun club…» sussurra, la voce roca e profonda. I suoi occhi divorano i miei. «Stasera, il mio tempo si ferma con te.»

E mi bacia. Non il bacio rubato, ma il bacio del possesso, l’esplosione che ho sognato, che ho pianto. Le sue mani scendono, sapienti e decise, lungo i miei fianchi moderni, strappando via il ricordo dell’abito in seta. È la promessa di una notte intera, dove non avremo bisogno di vestiti o di epoche, solo della follia sensuale che ci ha uniti, dal 1900 al mio oggi.

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4 risposte a “Cenerentola 2.0 Parte III”

  1. Avatar Prinz Prospero

    Quel giorno il nodo si ruppe e un vulcano eruttò, seppellendo tutto il resto sotto la cenere. Erotico, drammatico, doloroso… Lo sento anch’io .. Eterea, jeder muss dich lieben .. 🙊🙉🙈😎❤️

  2. Avatar pseudónimo: Milu Ramalho

    Muito bom!

  3. Avatar Gerry Palermo

    Amazing love story.

  4. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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