“Perché hai quel pigiama di nebbia e di righe, mentre il mio sa di sole e di supereroi? Perché il tuo viso è un campo di spighe calpestate dal vento, lontano da noi? Ti ho portato una mela e il mio trenino, vuoi giocare un istante qui nel giardino?”
“Il mio giardino era un perimetro amaro, un quadrato di fango chiuso dal nero. Il mio pigiama non fu un gioco raro, ma il vestito di un tempo ingiusto e severo. Non cercarmi tra i sassi o lungo il sentiero, io sono un ricordo che vola nel cielo intero.”
“Ma perché ti hanno tolto le scarpe e il nome? La mamma mi dice che ogni bimbo è un tesoro. Perché non hai corso tra i prati e le chiome, ma sei rimasto in quel gelo sonoro? Sento un freddo nel cuore che non so spiegare, come se il mare avesse smesso di cantare.”
“Non tremare, compagno di un’alba più chiara, ma custodisci il mio nome come un fiore raro. Mi hanno tolto la voce, la gioia più cara, ma ora volo dove il vento è meno amaro. Il mio numero è un grido che non deve morire, perché nessun altro debba più partire.”
“Siamo due rami della stessa speranza, uno spezzato e l’altro che insegue il domani. Accorciamo, ti prego, questa distanza, stringendo forte le nostre piccole mani. Io ti lascio una storia che il buio non stanca, tu regalami un mondo dove l’odio si sbianca.”


Rispondi