
Sono l’inchiostro lucido della sera nel 2025 capelli d’ebano versati sul sedile sudato del taxi la fretta è sexy, gli stivali affondano nel cemento un respiro corto verso il mio bicchiere di desiderio, il club. Testa contro il vetro, due minuti di oblio, un battito di palpebra e il rombo cede al sussurro, la vibrazione al velluto antico.
Sono sveglia, ma il mondo è cambiato, sono curva in raso pesante il corpo disegnato da un abito che sa di proibito e di lussuria raffinata i miei capelli non più liberi, ma un nido morbido tenuto da un gancio di madreperla, freddo, leggero, sul collo che pulsa. Non l’auto, ma il ritmo sordo di zoccoli, sono in una carrozza e il mio cuore batte il tempo di un altro secolo, di un’altra me.
Scendo. La mano guantata del cocchiere è un invito, il marmo del Teatro è un richiamo all’eccesso elegante. Sono smarrita e bellissima in questa luce color seppia, non cerco più un locale, non cerco più il whisky, perché lo sguardo si è incrociato, fulmine nero e senza scampo.
È lui. Il frac lo veste come una pelle predatoria, capelli di pece, perfetti, ma gli occhi… i suoi occhi scuri mi bevono l’anima in un istante, mi spogliano di ogni ricordo di futuro e mi ancorano qui. Si avvicina, il suo passo è misurato, la sua presenza è magnetica, un profumo di colonia forte e dominio silenzioso. «L’onore di accompagnarLa?» La sua voce è un calore che mi scioglie.
Sono già sua, prima ancora che la mia mano si posi sulla sua, una pelle calda, decisa, che cinge la mia, e siamo dentro, tra l’oro e la sete che respira. La musica non è melodia, ma un battito cardiaco condiviso. Le sue braccia mi trovano, mi cingono la vita come una promessa violenta, siamo stretti, ventre contro ventre, tessuto contro tessuto caldo.
Non c’è spazio, siamo un unico respiro affannoso nel valzer, la sua mano sulla mia schiena è fuoco liquido che si sposta, dalla scapola al taglio profondo del corpetto, una carezza audace che non ha paura di trovare la mia pelle. I nostri sguardi si sfidano a un centimetro, un abisso sensuale, non domando più l’anno, non ricordo il mio nome. Solo il suo desiderio mi guida.
La sua bocca sul mio collo, un assalto improvviso, esigente, un bacio che distrugge ogni barriera, ogni velo. Ci stringiamo, i nostri corpi si capiscono in una lingua antica, le sue dita si avventurano sicure, trovando ogni curva del mio corpo sbalordito, un tocco d’uomo perbene e di amante vorace. Mi appoggio al suo petto, l’acciaio sotto il tessuto, cercando il suo battito come fosse l’unica verità. Mi cinge forte, mi fa danzare con forza, con l’intimità di un letto segreto. Siamo il culmine di un’erotica rubata al tempo, siamo due sconosciuti che si conoscono da cento anni. Chiudo gli occhi, per sigillare il calore, il peso del suo abbraccio.
Li riapro.
La musica è tornata rumore. Il neon è tornato accecante. Il bicchiere in mano, il ghiaccio sciolto, il sapore amaro del whisky in bocca. Lui non c’è. Il frac è svanito. La madreperla è un miraggio. Sono tornata, ma il mio corpo vibra ancora, come se le sue mani fossero ancora lì, come se il suo bacio fosse ancora sulla mia pelle. Ho solo il vuoto, e il ricordo di un desiderio che ha superato un secolo per bruciare un istante.


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