Siamo due atomi che hanno smesso di gravitare, precipitati nel centro esatto di un’unica eclissi. Non c’è carne, ma un’architettura di riverberi dove il mio vuoto si incastra nel tuo pieno.
È un’alchimia di respiri sottratti al tempo, un perdersi per geometrie di sensi inesplorati: le tue dita sono solchi di comete sulla pelle, tracce di un incendio che non consuma, ma genera.
Ci scambiamo il peso dell’esistenza nel buio, diventando un solo orizzonte degli eventi dove ogni parola muore per farsi battito, e ogni battito è una porta che si spalanca sull’oltre.
Non siamo più uomo, non siamo più donna, ma la tensione purissima tra due silenzi che si fondono, un’unica vibrazione che scuote le fondamenta del mondo e ci restituisce all’universo, finalmente interi.


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