Tutto inizia con un soffio sulla nuca, un brivido che corre lungo la schiena come l’increspatura del vento. Le tue mani, fresche di lago, cercano la mia pelle calda: è un contrasto di fiamme e rugiada. Le dita esplorano i contorni, lente, tracciando mappe di desiderio sulle spalle nude, mentre l’aria frizzante ci costringe a cercarci, a fonderci per non disperdere il calore.
I baci diventano profondi, sanno di sale e di attesa. Il dondolio della barca si fa ritmo nel sangue, un battito sordo che sale dal fondo dell’abisso. I vestiti scivolano via, pesanti d’ombra, lasciando che la brezza accarezzi i corpi intrecciati. Ogni carezza è un’onda che s’infrange, ogni sospiro si confonde col mormorio della riva.
L’erotismo nasce nel piccolo: un morso leggero sul labbro, il palmo che preme contro il legno vivo, i capelli che sferzano il viso come alghe lucenti. Il desiderio non è più un invito, è una fame, una forza liquida che ci trascina al largo. I muscoli si tendono, la pelle brilla di sudore e spruzzi, mentre il bacino asseconda la danza del lago, in un moto perpetuo di flussi e riflussi.
E poi il mondo scompare. Resta solo il battito accelerato, l’urto dei corpi che si cercano nel buio, fino a quella vampa improvvisa che incendia le vene. Un grido trattenuto che si scioglie nell’aria, un’esplosione di luce dietro le palpebre chiuse mentre la barca sussulta, complice, e ci accoglie nel naufragio dolcissimo del piacere.
Tutto torna quiete. Solo il lago continua a cullarci, mentre i nostri respiri tornano a essere semplice vento tra le canne.


Rispondi