S’innalza un fragore di vetri infranti nel silenzio dei secoli, è il battito d’ali di un’aquila che scortica il ferro della sua stessa cattività, è il boato di un ghiacciaio che si spacca sotto il bacio di un sole che non vuole più tramontare.
Guardate le loro mani, non più giunte per implorare ma aperte per afferrare l’azzurro, mentre le gabbie del pensiero, quelle ragnatele di colpa e di nebbia tessute da mani che volevano domare il fuoco, evaporano come rugiada sull’asfalto rovente della verità.
Oh, la libertà del pensiero che si fa oceano! Non più canali stretti e argini di fango, ma una marea che travolge ogni argine maschilista, ogni ideologia che ha tentato di potare i sogni come fossero rami secchi.
Sentite il peso che scivola via dalle spalle, un mantello di pietre che si fa piuma, mentre la parola esplode in bocca con il sapore selvaggio del frutto maturo, una parola che non trema, che non chiede permesso, che non abbassa il tono perché ora l’unico padrone è il respiro stesso. I loro occhi sono diventati specchi di un cielo terso, senza più il velo della paura a sfuocarne la fierezza, sono gemme trasparenti che riflettono una vita che non è più concessione ma conquista quotidiana.
Quale gratitudine vibra nel sangue, quale danza elettrica percorre le vene quando il “no” si fa scudo e il “sì” si fa bandiera, mentre i sorrisi si aprono come ferite di luce sul volto del mondo, cicatrici di gioia che cancellano l’ombra di ogni antico sopruso.
Non c’è più prigione che tenga quando l’anima decide di essere tempesta, non c’è dogma che possa recintare lo spirito di chi ha compreso che la propria voce è il canto di un universo intero che vuole finalmente essere ascoltato.
È un’estasi che profuma di terra bagnata e di stelle vicine, un’ebbrezza di dignità che non accetta più catene, nemmeno quelle d’oro, perché essere libere è come respirare in cima a una vetta dopo un’eternità sott’acqua: un dolore che si fa gloria, un vuoto che si riempie di futuro.
Che ogni catena fisica e mentale si sciolga come piombo al calore di questo incendio di consapevolezza, affinché ogni donna sulla terra possa camminare sul proprio destino con il passo leggero di chi sa di non appartenere a nessuno se non all’infinito, e che il mondo intero s’inchini dinanzi a questa luminosa, irriducibile e sacra libertà.


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