Siamo pelle contro pelle sotto le lenzuola, nel buio che protegge i nostri respiri, e fuori il mondo è un rumore lontano, ma qui, Chiara, il tuo tremito mi arriva alle ossa. Ti sento sussultare contro il mio petto, l’ansia che ancora morde i tuoi muscoli, mentre fuori la luna spia la nostra stanchezza.
“Eravamo così leggeri, Marco, ti ricordi?” Mi sussurri con la voce che sa di pioggia, “Eravamo due ragazzi con lo zaino vuoto e ora questo zaino è pieno di vite, di conti, di sogni che pesano come pietre sulle spalle. Ho paura di non saperli guidare, ho paura di perderti tra le scadenze.”
Ti stringo più forte, sentendo il tuo calore, quel profumo di donna e di fatica che amo, e affondo il viso nell’incavo del tuo collo, dove batte la vita, dove tutto ha inizio. “Ho paura anche io, Chiara,” ti confido, mentre la mia mano corre lenta sulla tua schiena, un movimento calmo che vuole darti pace, un tocco che cerca la tua anima sotto la pelle.
“Ho paura di non essere all’altezza del tuo valore, di non saper proteggere questo nido che abbiamo costruito, ma la mia paura svanisce quando ti tocco. Eravamo ragazzi, sì, ed era tutto un gioco, ma oggi siamo radici che si intrecciano nel fango, siamo la forza che non sapevamo di avere. Sento il tuo corpo che trema, sento il tuo dubbio, ma io so di essere forte perché ci sei tu.”
Ti cerco le labbra, un bacio che sa di promessa, un bacio che vuole cancellare il fumo dell’ufficio, per farti sentire che sei ancora la mia ragazza, quella timida, quella bella, quella che mi ha scelto. “Non dobbiamo vincere ogni battaglia stasera, dobbiamo solo restare così, incastrati, finché il buio non diventa complice e non nemico. Io ci sono, Chiara. Anche se tremiamo, lo facciamo insieme, e questo ci rende giganti.”


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