I giganti d’oro, ondeggianti nel caldo,
si inchinano, tutti in una direzione.
È il saluto del vento, il suo sussurro
prima che il mondo si tinga di buio.
L’aria, che prima era densa e pigra,
ora è una mano fredda sul viso,
e porta con sé il profumo della terra bagnata.
Il cielo, un tempo un velo di seta azzurra,
è ora un sipario di velluto nero,
pesante, minaccioso, e la luce
si ritira, fuggendo di corsa.
Le spighe, guerrieri piegati,
si flettono e si rialzano,
offrendo la loro danza all’uragano,
la loro fragile forza.
Ogni chicco è una promessa,
ogni stelo un atto di fede,
che anche dopo la tempesta,
il sole tornerà a splendere.
E poi, il silenzio, un respiro profondo,
e il tuono si allontana, un vecchio brontolio.
Le nuvole si spezzano, come cristalli,
e la luce torna a bagnare il campo,
non più la luce feroce dell’estate,
ma una luce dolce, come una carezza.
E in quel vasto silenzio,
un arco di colori si innalza,
ponte tra la terra e il cielo,
promessa che il dolore svanisce,
che la vita, come il grano,
piegata ma non spezzata,
si rialza, e dopo ogni bufera,
trova la forza per fiorire di nuovo.
C’è sempre un arcobaleno,
dopo la pioggia.


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