Il grembo d’ebano

Figlia mi fai, o Notte, in questo rito d’ombra, mentre fuori il mondo esplode in risa sguaiate, osservo da lontano quelle vite scomposte, ingombre di una felicità che ai miei occhi appare alienata. Come possono, mi chiedo, ridere al sole senza tremare? Ignari allievi di un giorno che non sa cosa sia il fondo, mentre io, nel mio tempio di seta, imparo a svanire, unica spettatrice di un vuoto che si fa fecondo.

Tu non giudichi, Buio. Non porgi lo specchio del vero, mi difendi dai nemici che chiamano “vita” il frastuono; ma in questo silenzio che si fa ogni ora più nero, sento che il mio respiro non ha più il suo suono. È un dolore sordo, un rintocco che non dà tregua, che m’ha tolto il sentire, m’ha reso pietra e cristallo; la tua carezza, da madre, s’è fatta una corda che snerva, e l’anima mia vacilla in questo immobile ballo.

Mi manca l’aria tra le pieghe del tuo mantello, cerco un barlume, ma ho paura di ciò che rivela; è meglio il torpore di questo anestetico anello o il rischio di un fuoco che bruci ogni mia vela? Le medicine calmano il mare, ma non la marea, e io resto sospesa, tra il desiderio e il terrore, aspettando che la vita, o una qualche strana idea, mi restituisca il soffio, o almeno un po’ di dolore.

Perché in questo velluto che tutto avvolge e consola, sto morendo di pace, sto affogando nel niente; sono la tua creatura, protetta, ma terribilmente sola, con un buio che mi mangia, lentamente, la mente.

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3 risposte a “Il grembo d’ebano”

  1. Avatar marie

    Bionjour Bonne journée Amitiés MTH

  2. Avatar Domenico Mortellaro

    Profondissima!

  3. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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