Il complice di velluto

Mi avvolge, sinuoso, un drappo di nera memoria, vestito di velluto che ricalca ogni mia linea, non è catena, ma carezza che s’insinua, una stoffa muta che nell’anima si fa linea.

Scivola nel respiro, ne muta il battito e il tempo, sale alla mente come nebbia che non reca dolore, e col cappuccio calato sul volto, fermo l’evento: mi nascondo dal giorno, da quel volgare splendore.

Sono un’entità della notte, fatta di fibra e di buio, non voglio che il sole mi scovi o mi chieda ragione; mentre il mondo cammina nel suo lucente frastuono, io cerco l’abisso, la mia sola, segreta prigione.

E in quel camminare verso il vuoto senza candele, trovo una pace che la luce non sa dispensare; mi confondo nel nero, tra pieghe pesanti e fedeli, lì dove il nulla mi accoglie e mi lascia restare.

Senza colpe, senza domande, senza il grido feroce di quella coscienza che morde e che sferza la vita; il buio è un amante che non alza mai la sua voce, che cura col tocco ogni mia piaga sfinita.

Non c’è giudizio tra le trame di questo tessuto, solo l’abbraccio di un’ombra che sa chi io sia; più fondo dell’anima, in un silenzio assoluto, divento il velluto, e il velluto è la mia via.

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Una risposta a “Il complice di velluto”

  1. Avatar shivatje

    🙏🌹

    Aum Shanti

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